24 Ottobre 2020
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Sitting Volley: intervista con Eva Ceccatelli.

28-09-2020 15:39 - Sitting Volley
In vista dei primi incontri ufficiali della stagione, la squadra di Sitting Volley del Dream, ha già iniziato i suoi allenamenti e, nonostante le difficoltà del momento, è felice di ricominciare a giocare. Ecco cosa ha raccontato Eva Ceccatelli allenatrice e capitano della squadra.

Come ha impattato la pandemia e il periodo di quarantena sulla squadra?
Ovviamente come squadra non abbiamo avuto la possibilità di incontrarci. Abbiamo cercato di non mollare del tutto l'allenamento, con videochiamata per fare sedute di lavoro fisico. La prospettiva di poter giocare le paralimpiadi di Tokio ha fatto sì che con le sei ragazze che giocano anche in Nazionale potessimo già allenarci, tenendo le dovute precauzioni.
Come è finita con le paralimpiadi?
Durante il periodo di lockdown ancora non sapevamo cosa sarebbe successo, per questo c'era un po' d'ansia e urgenza. Le notizie attuali sono che le paralimpiadi verranno giocate il prossimo anno.
Come vivete il fatto di aver ricominciato a giocare a pieno regime?
Sai, per un atleta è strano smettere di punto in bianco di andare in palestra, di allenarsi. L'organizzazione di tutti i giorni gira intorno allo sport e lo stop forzato della quarantena è stato veramente molto lungo, è stato difficile abituarsi. Adesso abbiamo incominciato tutti a pieno ritmo in vista della finale di Supercoppa che avremmo dovuto giocare Sabato scorso e che purtroppo è stata rimandata a causa della presenza di un atleta positivo in un'altra squadra.
La squadra è pronta?
Siamo sempre a Settembre, è ancora presto per fare i pronostici, siamo solo all'inizio. Di solito in questo periodo dobbiamo ancora riprenderci dai dolori muscolari dell'allenamento. Non ci sentivamo preparatissime per la finale, ma eravamo molto cariche!
Quando è che inizierà invece il campionato vero e proprio?
Ancora non lo sappiamo con certezza. Generalmente l'anno sportivo del sitting inizia a gennaio, il prossimo anno. Il problema è che essendoci ancora una situazione di emergenza c'è molta incertezza rispetto a come verranno organizzati gli incontri, è possibile che decideranno di anticipare alcune partite, di fatti noi ci stiamo allenando pur non sapendo niente di preciso. La fortuna è che nella nostra squadra siamo in sei a giocare in Nazionale e perciò è più facile creare un clima di stabilità e di organizzazione.
Quali sono i prossimi impegni?
Come Dream volley ci troveremo ad affrontare, non sappiamo quando, la Super Coppa dei campioni Europea. È la prima volta che si gioca questo torneo e vi sono ammesse le squadre che hanno vinto lo scudetto nei vari campionati europei. Noi abbiamo vinto il titolo per tre anni consecutivi e siamo entusiaste di partecipare!
Che tipo di esperienza è per te il sitting?
Credo sia una bella occasione per tutti quelli che si sono trovati ad affrontare un problema di salute importante. Per quella che è la mia storia è veramente una bella esperienza. io facevo già prima la pallavolista in serie A e da un momento all'altro mi sono trovata impossibilitata del tutto a giocare. Ho smesso per anni di fare sport, anche perché non conoscevo dell'esistenza di una realtà come il sitting volley. La cosa veramente inclusiva del sitting volley è che permette che una gamma veramente variegata di persone possano giocare: in squadra abbiamo anche ragazze non disabili e in generale molti torneI di sitting sono misti maschi, femmine, disabili e non. Le differenze si annullano nel gioco del sitting, il fatto di potersi spostare solo con le braccia fa sì che a terra è solo l'allenamento a fare la differenza.
Giochi con spirito diverso adesso?
No, gioco per vincere, con la stessa competitività con cui giocavo prima. Nel 2016 quando ho iniziato abbiamo giocato un campionato in sette, c'era un po' di perplessità ma non ci siamo perse d'animo e lo abbiamo vinto. Parallelamente sono iniziati ad arrivare degli ottimi risultati anche in Nazionale, come il secondo posto agli Europei e l'ammissione fra le otto squadre partecipanti alle paralimpiadi. La competitività c'è, però c'è anche da dire che il sitting è un mondo strano: non essendoci tantissime squadre alla fine ci conosciamo tutti e fuori dal campo si può dire che c'è un ambiente veramente positivo.


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